Prestito auto in comodato d’uso

Come funziona il prestito auto in comodato d’uso? Quando e a chi conviene? È davvero un modo gratuito (o quasi) per aver a disposizione un’automobile? La frequenza con cui tanti soggetti diversi diversi ricorrono oggi alla formula del comodato d’uso per l’automobile rende necessario provare a conoscere più da vicino una soluzione come questa.

Comodato d’uso: cos’è e come applicarlo alle auto

A partire da una questione teorica e che risale a monte: che cos’è un comodato d’uso? e perché è applicabile anche alle automobili?

Alla lettera quando si parla di comodato d’uso si fa riferimento a un contratto (civile) tra almeno due soggetti, un comodatario e un comodante, in base al quale il primo (il comodatario) può usufruire gratuitamente, o provvedendo al limite alle sole spese ordinarie di manutenzione, di un bene immobile, mobile o mobile registrato di proprietà del secondo (il comodante). L’unica prerogativa è che il bene in questione non sia consumabile: un contratto di comodato d’uso gratuito prevede, infatti, che al suo termine il bene in questione torni al comodante.

Da definizione, insomma, trattandosi di un bene mobile — e, ancora di più, di un bene mobile registrato (in Italia ai registri del P.R.A.) — l’automobile può essere data in comodato d’uso gratuitamente e senza che sia necessario un apposito contratto. Non è difficile capire, così, come il prestito auto in comodato d’uso risulti molto più pratico e soprattutto molto più conveniente in diverse situazioni in cui si ha bisogno di una nuova auto ma non si ha a disposizione la liquidità necessaria all’acquisto.

Prestito auto in comodato d’uso: quando e perché conviene

La perplessità che potrebbe sorgere spontanea a questo punto è, allora, se è sempre che si può chiedere il comodato d’uso per l’automobile. Considerata la varietà di soluzioni ormai disponibili, verrebbe spontaneo rispondere: sì. La verità, però, è che è molto raro che una concessionaria auto, salvo promozioni speciali o altrettanto speciali condizioni offerte ai clienti di lungo corso per esempio, conceda macchine in comodato d’uso. Molto più comuni sono i casi in cui il prestito auto in comodato d’uso avviene tra

  •  famigliari, anche non conviventi e non per forza di stretto grado,
  • o dipendenti e aziende, quando si tratta di veicoli aziendali.

Proviamo a capire meglio come funziona il comodato gratuito in ciascuno di questi due casi e perché conviene — a entrambi le parti del contratto.

L’auto in comodato d’uso tra i famigliari

Quando un’automobile viene concessa in comodato d’uso da un famigliare all’altro le ragioni sono quasi sempre pratiche: si tratta di una seconda o terza macchina che non viene utilizzata dal comodante mai o quasi mai e che non si ha nulla da guadagnato a lasciare ferma per un periodo molto lungo.

Cosa c’è di diverso, in questo caso, da un semplice prestito? Il dubbio è legittimo e, in effetti, le regole attualmente vigenti in materia di comodato d’uso per le automobili sono abbastanza chiare a proposito. Se il prestito auto in comodato d’uso avviene per meno di venti giorni e se il comodatario e il comodante sono famigliari conviventi non c’è bisogno che sia data nessuna comunicazione né all’Agenzia delle Entrate, né alla Motorizzazione. L’accordo tra le parti, cioè, può avvenire solo verbalmente.

Ciò non toglie che questo accordo possa prevedere anche un titolo economico. Il comodante può proporre, infatti, al comodatario un accordo rispetto alle spese di manutenzione ordinaria o sulle tasse di circolazione. L’attuale normativa non dice nulla a riguardo e, cioè, pur prevedendo che il comodato d’uso per le auto sia gratuito, non vieta che ci sia un accordo economico tra le parti legato alle eventuali spese. Non si può non notare, tra l’altro, che pagare bollo auto ed eventuali spese di manutenzione rappresenta per il comodatario una spesa decisamente parca, del tutto conveniente se si considera che si ha in cambio la possibilità di utilizzare gratuitamente un’automobile e per niente paragonabile alla spesa per l’eventuale acquisto di un’automobile.

Auto aziendale in comodato d’uso

Il comodato d’uso aziendale è leggermente diverso nella forma ma, essenzialmente, non nella pratica. Il comodante è in questo caso l’azienda (o il titolare dell’azienda) che è anche proprietario legittimo dell’automobile; il comodatario è, invece, il dipendente che riceve in dotazione un’auto perché prevista dal contratto stipulato o come ulteriore beneficio aziendale.

In questo caso, pur permanendo il titolo gratuito della prestazione, è più comune che venga stipulato un contratto di comodato d’uso in cui sono chiarite per filo e per segno tutte le condizioni a cui avviene il prestito, diritti e doveri rispettivamente del comodante e del comodatario ed eventuali garanzie previste per l’una e per l’altra parte in caso di rescissione anticipata del contratto. Molto più pragmaticamente, nel caso di un prestito auto in comodato d’uso aziendale è importare chiarire aspetti come a chi spettano le spese ordinarie e straordinarie, come verrà conteggiato il consumo di carburante, se l’auto aziendale possa essere utilizzata anche al di fuori delle mansioni del dipendente e via di questo passo.

Non serve notare che quando si tratta di veicoli aziendali a essere avvantaggiato dall’ipotesi del comodato d’uso è soprattutto il dipendente: non è certo un caso che proprio plus come la possibilità di utilizzare una macchina aziendale sono piuttosto presi in considerazione da chi stia cercando un nuovo lavoro. Dal lato dell’azienda si tratta di un modo come un altro per attrarre lavoratori o mantenerli attaccati all’azienda.

Altre forme di prestito auto in comodato d’uso

Altre forme di prestito auto in comodato d’uso, comunque, sono meno frequenti ma non per questo meno convenienti. In qualche caso, per esempio, si può pensare di dare in comodato d’uso la propria auto se ci si deve trasferire per un certo periodo di tempo in una città, in uno Stato diversi dal proprio e non si vogliono affrontare subito le spese legate alla vendita dell’auto, al passaggio di proprietà o alla documentazione indispensabile per trasferire l’auto da un posto all’altro — soprattutto se ci si muove fuori dall’Europa.

Il vero vantaggio del comodato d’uso è che è un contratto completamente transitorio: può essere rinnovato, se le parti sono d’accordo, anche svariate volte ma al termine dell’ultimo contratto l’auto o l’altro bene in questione torneranno in uso al legittimo proprietario. Per questo si rivela particolarmente adatto a situazioni come quelle a cui si è appena accennato in cui la necessità per il comodante di non avere “a carico” un’auto e, altrettanto, per il comodatario di poterla utilizzare liberamente sono solamente temporanee.

Prestito auto in comodato d’uso: cosa serve fare?

Più praticamente, comunque, di cosa si ha bisogno per perfezionare un prestito auto in comodato d’uso? Come già accennato, l’attuale normativa non prevede — almeno in Italia — l’obbligo di registrare il contratto di comodato d’uso all’Agenzia delle Entrate. Il che significa che per un prestito automobilistico con comodato d’uso basta anche solo un accordo verbale tra le parti.

Va da sé che registrare il contratto all’Agenzia dell’Entrate è una garanzia in più che tutto vada a buon fine. Normalmente è una “precauzione” che si dovrebbe prendere nel caso di comodato d’uso tra sconosciuti o tra parti che non siano legate tra loro da altro rapporto. Va considerato però che, al pari di ogni altro contratto, registrare il comodato d’uso di una macchina comporta dei costi “burocratici” — che, attualmente, dovrebbero aggirarsi intorno ai duecento euro, più marche da bollo — che di fatto rendono “un po’ meno gratuito”, per così dire, il prestito auto in comodato d’uso.

A patto che lo sia veramente. Quando si dice, e si considera come vantaggio certo, il fatto che un prestito auto in comodato d’uso è gratuito si sta alludendo al fatto che, al contrario di altre formule, non prevede il pagamento di tassi di interesse, costi di ammortamento e via di questo passo, né prevede effettivamente un esborso di denaro da nessuna delle due parti: tutte condizioni che effettivamente lo rendono decisamente più conveniente di altre soluzioni per il prestito d’auto. Il comodatario, e cioè chi usufruisce dell’automobile, deve sostenere però delle spese anche nel caso in cui l’auto sia semplicemente in comodato d’uso. Se la registrazione del contratto di comodato all’Agenzia delle Entrate è facoltativa, infatti, non lo è certamente la comunicazione alla Motorizzazione Civile.

Semplificando molto, il comodatario deve registrarsi alla Motorizzazione come tale e, cioè, deve denunciare che per un certo periodo di tempo sarà lui l’utilizzatore esclusivo dell’auto. Si può fare a meno di questa registrazione nei soli casi, a cui già si accennava, in cui il comodato d’uso duri meno di trenta giorni consecutivi o le parti siano famigliari conviventi. In tutti gli altri casi la registrazione è necessaria per poter ottenere dalla Motorizzazione apposito documento che attesti la condizione in atto: a monte si tratta, infatti, di una previsione a garanzia, non solo di comodatario e di comodante ma anche per i terzi, nel caso di incidenti o danni legati legati all’uso dell’auto per cui è necessario inferire la responsabilità.